Femminismi
Questo sesso che non è il sesso, questo amore che è piripicchio
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Croniche cronache estive. Di questi postumi d’estate italiana che mi porterò per i pezzi di mondo che visiterò.

Montagna. Dopo quasi un anno senza avevo bisogno di tornare a respirare i monti, riempirmene i polmoni, gli occhi, le mani. Avevo bisogno di colline, salite, discese, gambe che fanno male. Quest’anno nella pianura polacca ho fatto l’amore e baciato e discusso. Arricchito il mio piccolo bagaglio di sapere. Ma ho perso le compagne, che poi è sempre bello sentire, vedere, abbracciare. Aprire i microfoni, aprire le orecchie, scrivere risposte.

Poi ho provato a fare l’amore di nuovo e ho deciso di rimandare il tutto a quando farà freddo e avrò la mente sgombra e riuscirò anche ad addormentarmi dopo, non a essere invasa di pensieri e avere voglia di rifarlo anche quando fa troppo male, e viene voglia di dire basta e abbracciami che non me ne frega niente di questo sesso che non è il sesso e fa troppo caldo pure per abbracciarsi.

Questo sesso che alla fine soddisfa meno di riempirsi gli occhi di un tramonto. Questi orgasmi che sono più solitari di condividere un sacco a pelo perché quell’altro si è bagnato e allora dormiamo vicini ma senza nemmeno sfiorarci. Questo alcool che ci fa divertire ma non è come ridere perché troppo stanchi, ma troppo felici dell’arrivo nell’ultimo paese.

Con i vecchi che parlano di briscola, andare a funghi, mostrano carte geografiche, non sanno che significa omofobia ma la applicano. E poi l’ospitalità inaspettata, gli incontri inaspettati, i gelati aspettati pure troppo.

Che scemi quelli che se ne stavano con le birrette al mare a ferragosto.

Che scemi loro che erano al mare, mentre noi sudavamo e ci coprivamo di fango.

E poi incontravamo donne bellissime, come ninfe dei boschi, accompagnate da strane creature.

L’ultima sera dormire di fronte a un convento, sulla cima di un monte, con Firenze e le sue luci di fronte, ma noi nella totale assenza di luna a dormire alle 9.30 sotto delle stelle che più stelle di così non ce n’è. Accanto due delle persone incontrate. Prima volta in montagna, con tutti gli errori della prima volta. E noi a sorridere di loro, ma alla fine avevano gambe migliori delle nostre e ce l’hanno fatta tal quale a noi. La montagna a volte sa essere democratica, tanto quanto a volte fa male.

Alla fine di tutto, luci e capitalismo riportano i nostri zaini e le nostre schiene alla dura realtà. A questo sesso che non è il sesso. E che non c’è. E forse manca. E poi a quest’amore, che non si chiama amore, ma piripicchio, che è un gioco di carte in cui non si dicono le regole e ci si danno dei gran pugni. Perché l’amore è un po’ così, a volte fa male. Quasi quanto le canzoni dei Nabat nelle ‘recchie (merda per te caro assessore…merda per te primo cittadino libereeeeeeeeee noi siammm) e le polemiche estive.

E alla fine ritornare ai progetti estivi. E ritrovarsi a sorridere. Perché le endorfine ti entrano nella pelle in diverse maniere. E a volte sono carezze. A volte sono parole. A volte è solo sudore e stanchezza, quella buona, non quella da lavoro e lacrime. A volte sono ritmi.

A ‘sto giro 80 bpm.

Battiti dei passi con cui rientrare a casa. Di notte, nelle metro deserte e negli autobus che invece si riempiono delle comitive di ragazzini che vivono le ultime sere libere prima dell’inizio della scuola.

Riempiremo armadi di ansie. Li chiuderemo per qualche mese.

Prossime mete Francia, Castiglia, Andalusia, Marocco, Portogallo, Catalogna. Poi di nuovo Polonia, Ucraina, Repubblica Ceca, Turchia. Se basteranno i soldi.

Poi riapriremo quegli armadi. E vedremo un po’ come piegare i panni.

Per ora mi tengo i gelati.

nb. alcuni plurali sono pertinenti. Altri rappresentano la moltitudine che ho dentro.

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